Non sarà una novità affermare che nella scuola attuale ci sia una forte tendenza a  far riflettere i propri studenti esclusivamente su saperi sedimentati, a spiegare argomenti del programma e collegarli raramente (o addirittura mai) a ciò che di simile accade nel mondo che viviamo. 

Dialogando con i ragazzi, soprattutto pre adolescenti, si nota spesso (non sempre per carità) che c’è un gap tra scuola e realtà, tra quello che si studia e quello che gli accade intorno. Gap che nella mia esperienza è riemerso proprio poco tempo fa, nell’aiutare una studentessa nella preparazione della tesina per l’esame di terza media: aveva scelto di parlare della tematica del razzismo in Storia e mi è venuto spontaneo chiederle se sapesse cosa in quegli stessi giorni stava succedendo in America a proposito del caso George Floyd (poteva essere interessante fare un collegamento all’attualità). Lei sapeva benissimo a cosa mi stessi riferendo: ne aveva sentito parlare in televisione, a casa, lo aveva letto tramite i social network; ma continuava a chiedermi: “E quindi? Cosa c’entra con il razzismo?” Come se avesse studiato il razzismo in qualità di fenomeno iniziato e finito insieme al paragrafo del suo libro di storia.

Perché dobbiamo parlare di attualità a scuola? La riflessione al riguardo sarebbe molto ampia, ma ho scelto di focalizzarmi su tre ragioni in particolare, compresa una di natura media educativa. 

Partire dall’attualità permette un apprendimento efficace perché:

1. Riesco a coinvolgere i miei studenti

Se introduco gli argomenti del programma partendo da elementi rappresentativi della loro cultura, da fatti che conoscono perché ne hanno letto o sentito parlare, riesco ad agganciare immediatamente la loro curiosità. Saranno spinti a trovare risposta alla domanda che faceva quella ragazza: “Perché il Prof mi sta parlando di questo? Che c’entra con quello che deve spiegare oggi?”

2. L’apprendimento è contestualizzato e vicino alle metodologie di appropriazione dei contenuti che adottano nel loro quotidiano

Una volta catturata la loro attenzione sarà più semplice arrivare a spiegare contenuti della cosidetta “cultura alta” senza farli sembrare decontestualizzati, cose che non li riguardano perché appartenenti ad “altri tempi” e quindi lontane da loro, morte e confinate all’interno di un libro scolastico che “ho l’obbligo di studiare”. A questo punto sarà interessante confrontarsi con loro, attivare una discussione  in classe nell’ottica di favorire l’elaborazione di quei contenuti, non solo per una buona performance scolastica ma soprattutto per crescere ragazzi dotati di pensiero critico.

3. Ho l’occasione di fare educazione digitale

Anche loro, come noi adulti, sono quotidianamente bombardati di informazioni e il tempo della comunicazione dei media, si sa, è così veloce che non lascia spazio alla riflessione. E allora tutti i messaggi con cui vengono costantemente a contatto che fine fanno? Che posto prendono nella loro mente, nella loro vita? Non a caso si parla di tempo spazializzato degli schermi e di tempo lineare al di fuori di essi. Bene, cogliere l’occasione di una spiegazione scolastica per ragionare sui messaggi mediali ci dà modo di: dare lo spazio che manca alla riflessione, fornire dei quadri di interpretazione e quindi permettere loro di dare senso e attribuire significato a ciò che vedono online.

L’obiettivo che raggiungo è duplice

Si capisce che agganciando “contenuti alti” a fatti più familiari permetterebbe ai ragazzi di ricordare anche in futuro quanto appreso a scuola, di non viverla sentendo l’obbligo di memorizzare tutto con il solo scopo di passare le interrogazioni, ma con l’obiettivo di costruirsi quel bagaglio culturale che, un domani, permetterà loro di essere, non solo più preparati, ma prima di tutto degli adulti consapevoli, autonomi e sicuramente anche più avveduti.


Questo discorso vale per tutte le materie scolastiche perché l’attualità ci consente di poter parlare con loro di tutto e anche di più: è quando la scuola esce dai libri, che vince davvero nel suo scopo educativo!

Fonte: Rivoltella P. (2019). Media education. Idea, metodo, ricerca. Morcelliana Scholé, Brescia, 2017.


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