Le teorie del complotto attorno all’emergenza sanitaria sono sempre più diffuse e di pochi giorni fa è la notizia che Google demonetizzerà i siti web che promuovono la loro diffusione, a partire dal 18 agosto.

È certo che politica di Google non è quella di censurare o rimuovere i contenuti. Il suo intento è quello di colpire il fenomeno alla radice: vietare gli annunci pubblicitari, rendendo infruttuosa la diffusione di fake news online. In questo modo cercherà di favorire la diffusione di notizie provenienti dalla comunità scientifica, a discapito dei contenuti che aumentano la disinformazione. In particolare, quelli riguardanti la crisi sanitaria, perché rischiano di peggiorare la situazione che in molti Paesi risulta essere ancora molto grave.

Il ruolo di Google nella lotta alle fake news è sicuramente molto importante. Tuttavia, ciò che spinge gli autori a costruire le teorie del complotto attorno al Covid-19 è anche la grande attenzione che ricevono da parte della popolazione.

Anche noi, quindi, possiamo fare la nostra parte. Il nostro contributo sarà sicuramente più piccolo rispetto alle azioni avviate da Google, ma è altrettanto fondamentale. Perché? È ormai risaputo che le conseguenze di una mala-informazione possono essere molto gravi: aumenta l’allarmismo generale e le persone tendono ad attuare atteggiamenti e comportamenti scorretti, anche a scapito della salute degli altri.

Quindi, come possiamo valutare le informazioni che ci vengono proposte?

Ecco tre domande utili per capire se quella che avete di fronte è una teoria cospirativa:

1. Cosa potrebbe essere vero, verosimile, inverosimile o falso in questa notizia?

La prima cosa che vi consiglio di fare è leggere attentamente la notizia per cercare di capire quali siano le mezze-verità.

Ragionare sulla dicotomia vero-falso porterebbe portarvi fuori strada: molte delle teorie del complotto contengono un misto tra notizie vere e false, quindi possono tendere verso l’inverosimile o il verosimile, a seconda dei casi.

Tenere conto di questa cosa vi permetterà di osservare i contenuti che vi stanno proponendo con una prospettiva nuova e più accurata. Per approfondire i diversi gradi di bugia e verità con i quali si possono costruire le notizie, vi invito a leggere questo articolo.

2. Chi ha creato questa notizia? Dove l’ha pubblicata? Ma soprattuto, perché l’ha fatto?

Dopo essersi fatti una vaga idea, è utile tenere conto che la notizia è sempre un prodotto creato da qualcuno, poi pubblicato da qualche parte e sempre per qualche ragione.

Queste sono alcune domande-guida che potranno aiutarvi nel fare chiarezza:

  • dov’è pubblicata questa notizia? Su Facebook, su un blog, su un quotidiano online o su un Sito Web demonetizzato da Google?
  • di chi è questo spazio? è gestito da organizzazioni pubbliche, enti privati o da cittadini comuni? Cosa trovo se leggo nella sezione “chi siamo”?
  • quali obiettivi ha? Serve ad informare, divertire, divulgare rapidamente, fare satira o raccontare delle esperienze personali?
  • come si chiama la persona che ha scritto questo specifico contenuto? Se faccio una veloce ricerca online, posso trovare il suo curriculum o i posti in cui ha lavorato?

Le teorie del complotto tendono ad essere divulgate in modi insoliti: tramite WhasApp, Facebook o siti web appartenenti ad una comunità di soggetti dall’identità poco chiara. Capita che il nome dell’autore non sia specificato o, quando lo è, si scopre che non ha svolto alcun tipo di studio sulla materia che sta trattando o addirittura è considerato un impostore dalla comunità scientifica. Gli autori meno scaltri comunicano voler far “aprire gli occhi”, di voler “svelare la verità” o spesso di voler “andare contro” qualcosa o qualcuno. Quelli più defilati dicono invece di voler informare sui fatti, anche se spesso, in realtà, esprimono delle opinioni personali facendole passare come realtà oggettive.

3. Questa notizia è un racconto o una descrizione dei fatti?

Ultimo ma importantissimo aspetto su cui potete ragionare è il come questa notizia vi è stata proposta.

C’è una grande differenza tra una storia raccontata tramite un vocale su Whatsapp, provenuto da chissà dove, e una notizia che descrive alcuni fatti riportando sempre gli autori e i link alle varie fonti.

Il Cambridge Dictionary definisce le fake news come:

racconti falsi che sembrano essere notizie, diffusi su Internet o attraverso altri media, di solito creati per influenzare l’opinione pubblica o come scherzo”.

Quindi è la narrazione a fare la differenza. Se ciò che leggete vi suscita delle emozioni molto forti (come l’ira, l’indignazione o il terrore), allora questo dovrebbe farvi scattare un campanello d’allarme.

Il racconto è uno strumento molto potente che permette di rapire l’attenzione delle persone e far distogliere lo sguardo da alcuni dettagli importanti.

Un esempio significativo di racconto falso sul Covid-19 è l’audio WhatsApp girato qualche mese fa di Domenico Biscardi, in cui accusa la Francia e gli Stati Uniti di voler punire l’Italia e parla di un fantomatico accordo tra Luigi Di Maio e la Cina:

Le teorie cospirative spesso sono storie raccontate molto velocemente: l’autore non vuole che vi fermiate a ragionare, ma gli interessa che manteniate la concentrazione sulle sue parole. Per farlo, vi bombarda di informazioni, passa da un argomento all’altro senza alcun nesso logico, presenta le proprie opinioni come se fossero dei fatti oggettivi e comprovati, portandovi ad un sovraccarico informativo.

Il disorientamento provocato da questo genere di narrazioni punta a farvi ricordare solo alcuni elementi, spesso quelli correlati a forti sensazioni di sdegno, offesa, paura o incertezza, impedendovi di ragionare con calma. Le fonti autorevoli evitano invece di fare appello alle emozioni. Piuttosto argomentano le proprie tesi basandosi su delle prove tangibili, verificabili e limitandosi a descrivere i fatti in maniera oggettiva.

Per concludere, spero che questi consigli vi siano apparsi utili e interessanti. Personalmente cerco di applicarli il più possibile, specie quando i conoscenti mi dicono con tono allarmato di aver scoperto tutta la verità sul Covid-19.
La capacità di valutare questo genere di informazioni dovrebbe infatti riguardare tutti i cittadini digitali, giovani e adulti compresi, sia per disincentivare la pubblicazione di notizie false, ma soprattutto per evitare le conseguenze che esse comportano per la società e in particolare per ognuno di noi.

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